(sei acqua cadere di rosso)

sei lì appena incisa nel fumo ordinato di un ricordo
con tutte le mani che ti lasci attraversare lungo la valle dei cuscini
a ridosso della sera subito vicina subito luna
sei acqua liberata miele improvviso cadere di rosso tra i capelli
il verso scorre sopra un tempo immobile come il vociare delle foto
attorno al palo solitario dei silenzi saturi dell’incoerente spiegazione
unico totem che non ammette salmi ché dal niente nasce niente
risuona a lato, un tocco di gelsomini variante di un nodo che stringe
lascia ancora -ti prego- quelle tracce che non si possono fraintendere
perché io veda il battito ed il numero perché mi senta addosso
tutti i tuoi colori e le riserve che aprimmo prima del crocicchio
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(dal tuo arrivo dentro le mie cose)

come talco sbuffato si spande la presenza
di preghiera e carne scardinata poesia
e una nuova scia allarga le finestre al tuo ritorno
quando stella non v’è al par di sguardo
disinnescato inganno riparo eventuale
si fermano luci nuove dal tuo arrivo
intorno e dentro le mie cose

 

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nota # 5 del tempo che scorre

mi assento spesso da questa pelle che trattiene
dal silenzio che ruba persiane e inutilmente chiede rivalse
dalle parole che hanno acceso meteore, dai cortili
cerco nelle distanze i tanti perché lasciati ad ogni bivio
aspetto
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(albero fatto anima)

girotondo di piccole voci
e forti ali per vedere
il gesto divenire ansa
dove riposare senza chiedere
(albero fatto anima)
senso scoperto dagli occhi
nel carminio che precede la sera
lascia che si formi da noi il cielo
che ci darà un nome
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diafanìa

ho cercato di sfuggire al segno meno dell’implorazione
ai sottobaci ad usura che sanno d’anice e colgate
meglio l’assedio di un distratto “resta”
quando qualcosa al posto mio frena le tue corse
gira il cuscino, gira le tende e sul dorso degli sguardi
lasciami raggiungerti e divenire geometria
raduna le donne in te fra le mie mani
mentre apparecchio quest’altra solitudine
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(scadenza)

non si ferma questo cadere di foglie
neanche l’acqua sembra preoccuparsene
in un novembre senza odori solo fatue licenze
di presunte feste allo scadere del passo
s’insinua un girotondo di ridicoli sorrisi
dentro una pentola che bolle niente
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le fiabe

Di sotto ad ogni scala c’è
un nascondere di sogni
ma tu le fiabe dipingile sul seno
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