segreti

davvero i segreti mantengono il gusto
sempre irrisolto del conoscersi

[ma se dicessi -ascoltami- della poesia
che si crea per togliere il velo
alle sonorità dell’acqua o del mattino…]

vieni ti parlerò del mio cielo
e di come rientrano i colombi

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controluce

ascolta, senti questo lamentarsi di gerani
sono ancora le sei del mattino
e prima dell’acqua vorrebbero un sorriso
affacciati ti prego
ché dai capelli al passo ti attende il giorno

continua la schiera di diamanti
a farti controluce

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Visuali

siamo vicini come costellazioni
tra gli ulivi della sera

[ascolta questo brusio di rose chiacchierone
dicono di te di come segui con le mani il vento
e di come leggi appassionata quella poesia
che non sapevi parlasse di te]

vedi il confine laggiù
quant’è piccolo il muro

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[se poi…]

c’è una voce che non smette
di seminare clivie

[poi, sai
non valgono le giostre o i sotterfugi
sono la bocca e i suoi dettagli
che non mi lasciano andare]

credo si possa accendere l’istante
se poi uno sguardo copre l’insalata

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[cadute]

[alcuni sensi mi chiedono del brusio nel cortile
parlano -dico e muoio- di lei
e di come tutto è fermo in dormiveglia]
la cintura delle rose si perde nell’esausta risposta
e gli occhi attendono come le carte, il vento
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sulle mediazioni (appunti)

nelle mediazioni valgono i compromessi
e i ritorni a capo devono segnare continuazioni
con brindisi a tre luci e corone di spine
gli occhi pieni di panche a lato
senza scritte
*
certe volte sono pozzi asciutti
dove giacciono le rune da non dimenticare
e si leggono da lassù, dal fine verso
tutte quelle parole
che tristezza però vederle così piccole
*
ma poi è nel rilancio dei giorni
che si consumano gli obiettivi
tra le scale e le discese
a rammendare cieli inediti
sarà una disinvolta assenza
il prossimo traguardo
*
un soldo per il dato
e si medierà per l’articolo
che comunque non pagherà l’attesa
due soldi per aver riempito
quest’anima d’amore
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andirivieni laico

ti perdo tra le foglie nel rito della potatura
che le rose custodiscono nel sonno
e ti ritrovo nella loro clamorosa bellezza, più tardi
senza trucco, nascosta dai capelli
sorpresa
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(ti verserò)

ti verserò
eternandoti nell’impasto delle mie parole
nei controsoffitti fragili delle pause e
nel controcanto simmetrico ai tuoi occhi
vorrei trovarti nell’alveare di tutti i suoni e
suonarti strumento d’amore di virgole e punti
di sillabe e corone perché tu possa vibrare
nei dintorni del cuore.
Attra-versami di mani e gesto
con la poesia notturna del cielo
e del suo incontro
e lasciami ti prego ancora un po’
la culla della tua voce signora
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(sei acqua cadere di rosso)

sei lì appena incisa nel fumo ordinato di un ricordo
con tutte le mani che ti lasci attraversare lungo la valle dei cuscini
a ridosso della sera subito vicina subito luna
sei acqua liberata miele improvviso cadere di rosso tra i capelli
il verso scorre sopra un tempo immobile come il vociare delle foto
attorno al palo solitario dei silenzi saturi dell’incoerente spiegazione
unico totem che non ammette salmi ché dal niente nasce niente
risuona a lato, un tocco di gelsomini variante di un nodo che stringe
lascia ancora -ti prego- quelle tracce che non si possono fraintendere
perché io veda il battito ed il numero perché mi senta addosso
tutti i tuoi colori e le riserve che aprimmo prima del crocicchio
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(dal tuo arrivo dentro le mie cose)

come talco sbuffato si spande la presenza
di preghiera e carne scardinata poesia
e una nuova scia allarga le finestre al tuo ritorno
quando stella non v’è al par di sguardo
disinnescato inganno riparo eventuale
si fermano luci nuove dal tuo arrivo
intorno e dentro le mie cose

 

Pubblicato in 2011 | 3 commenti